L’Enciclica “Magnifica Humanitas”, nell’offrire una visione dall’alto dell’intelligenza artificiale, indica chiaramente le domande politiche alle quali la società è chiamata a rispondere, e le distingue dagli strumenti giuridici che possono essere adoperati. I due piani, politico e giuridico, non si confondono e rimangono distinti. In un momento storico in cui – si legge - “la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo” e - richiamando Papa Francesco - “mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa”, ci si chiede dove stiamo andando. E questa è una domanda politica, o addirittura esistenziale, che ci chiama a riflettere sulla società che vogliamo, considerando che viviamo in una società in cui il potere tecnologico è un potere privato sul quale gli Stati nazionali incidono molto poco.
L’auspicio è che si possa “disarmare”, parola cara a Papa Leone XIV, l’AI e rimanere umani. “Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita”.











