di Lorenzo Basso e Antonio Nicita, senatori del Partito Democratico

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C’è una parola, nella prima enciclica di Leone XIV pubblicata oggi, che entra con forza nel dibattito sulla politica dell’intelligenza artificiale: disarmare. Disarmare l’intelligenza artificiale, scrive il Papa, vuol dire sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile e quindi abitabile. È un verbo netto, che sorprende chi si aspettava un documento di caute prudenze pastorali. E sorprende anche chi pensa che parlare di IA significhi soltanto discutere di futuro o di paura, applaudire o allarmarsi. Magnifica Humanitas esce a 135 anni dalla Rerum Novarum di Leone XIII, il documento che alla fine dell’Ottocento portò la questione operaia al centro del pensiero sociale della Chiesa. Allora il nodo era il rapporto tra lavoro e capitale. Oggi, dice Leone XIV, riguarda il rapporto tra le persone e i sistemi computazionali che ormai attraversano tutto: come ci informiamo, come conosciamo, come lavoriamo, come compriamo, come discutiamo, come votiamo. Qui l’enciclica non descrive l’IA come una questione tecnica o soltanto etica. La descrive come una questione di potere. Di chi controlla cosa. Di chi decide al posto di chi.