Il 25 maggio 2026, mentre il G7 è in stallo sulle regole internazionali dell’intelligenza artificiale e il Congresso degli Stati Uniti fatica a produrre una legislazione federale organica sull’IA, è la Santa Sede a rompere il silenzio. Con l’Enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV interviene nel vuoto politico e antropologico che oggi caratterizza la governance globale dell’intelligenza artificiale. Non con un appello nostalgico né con un rifiuto dell’innovazione, ma con un’analisi precisa e una domanda scomoda: a quali condizioni costruire la tecnologia? Il punto di partenza è che indietro non si torna: l’intelligenza artificiale è già un’infrastruttura della produzione, delle relazioni sociali e del lavoro. La domanda, allora, non è se adottarla, ma se farlo in modo che generi valore duraturo e non solo vantaggio di breve periodo.
È un’enciclica che parla ai governi che si muovono in ritardo, alle imprese che possono scegliere se subire la complessità tecnica o governarla, alle università che faticano a fare sistema, alla società civile che stenta a farsi sentire dove le leggi non arrivano, e agli individui che smettono di chiedersi se ciò che «il sistema dice» sia anche ciò che è giusto. Per questi motivi, la sua rilevanza trascende le questioni dottrinali, filosofiche, morali e teologiche e diventa fondamentale per tutti, specialmente chi si deve occupare di politiche pubbliche.











