In maglia rosa vederlo danzare tra i tornanti è un piacere per gli occhi, meno per la suspense. Jonas Vingegaard fa un altro sport rispetto a tutti gli altri corridori: quarto arrivo in salita, quarto sigillo del campione danese, re indiscusso di questo Giro d’Italia. Anche a Carì, sulle strade svizzere, il grande favorito ha tramortito la concorrenza con una semplicità disarmante. Ha messo un altro minuto abbondante tra lui e i “rivali”, che ormai lottano solo tra di loro per le posizioni nobili della classifica generale. Per il ciclismo italiano è stata un’altra giornata in chiaroscuro: Giulio Ciccone ce l’ha messa tutta per provare a vincere la tappa, ma la Visma-Lease a Bike glielo ha impedito. Giulio Pellizzari è letteralmente evaporato all’inizio dell’ultima salita: esce definitivamente di classifica, il suo Giro sta diventando un incubo. Si salva invece Davide Piganzoli: dopo aver lavorato per il capitano Vingegaard, ha tenuto a lungo le ruote dei migliori. Recupera altre posizioni (ora è ottavo) e ora può puntare con decisione alla maglia bianca di miglior giovane.

La 16esima tappa tutta in Svizzera con partenza da Bellinzona (solo 113 km, 3mila metri di dislivello) è stata animata dalla fuga portata via da Ciccone, che ha quanto meno fatto il pieno di punti nei Gpm. Nella classifica di miglior scalatore Vingegaard resta tuttavia irraggiungibile: l’abruzzese ha blindato il secondo posto e indosserà la maglia azzurra in corsa. Il suo obiettivo però era la vittoria di tappa: non ha avuto spazio dalla maglia rosa. All’inizio dell’ultima salita era già chiaro che avrebbe vinto il danese. La vera sorpresa è stato il crollo di Pellizzari, che è stato per tutto il Giro la brutta copia della sua versione vincente al Tour of the Alps. Felix Gall questa volta non ha fatto la differenza rispetto ai suoi inseguitori in classifica, ma ha comunque tagliato il traguardo in seconda posizione, la stessa che ha in classifica.