Le amministrative confermano il peso crescente delle liste civiche e dei candidati radicati nei territori. Per Francesco Nicodemo, spin doctor ed esperto di comunicazione politica, il voto locale continua a sfuggire alle logiche nazionali: oggi contano soprattutto credibilità personale e dinamiche territoriali, mentre manca un clima politico definito come quello del 2016
Le amministrative raccontano sempre più i territori che i partiti. E se è vero che il centrodestra rivendica la tenuta nei capoluoghi e il centrosinistra prova a leggere nei ballottaggi un possibile cambio di clima politico, la sensazione è che il voto locale continui a sfuggire alle categorie della politica nazionale. È il tempo delle coalizioni civiche, dei candidati riconoscibili, delle reti territoriali. Un fenomeno trasversale, che va da Nord a Sud e che rende difficile tracciare una linea politica univoca. Nel piccolo turno elettorale che ha coinvolto meno di centocinquanta comuni sopra i 15mila abitanti, alcune città – Venezia su tutte, insieme a Reggio Calabria – sono diventate inevitabilmente il terreno simbolico dello scontro nazionale. Ma secondo Francesco Nicodemo, spin doctor ed esperto di comunicazione politica, leggere queste amministrative come un test sul governo o sull’opposizione rischia di essere fuorviante. Anche perché, osserva, manca quel vento politico nazionale che in passato aveva orientato il voto locale, come accadde nel 2016 con l’ondata anti-renziana.










