TREVISO - «Sono passati tanti anni, i ricordi sono sempre più sbiaditi. Ma resta il rammarico di non aver trovato noi il colpevole di quel delitto nonostante tutti gli sforzi fatti. Adesso c'è questa svolta, spero che sia la volta giusta». Salvatore Vadalà, ex maresciallo dei carabinieri andato in pensione da pochi anni, è stato uno degli investigatori che per anni ha cercato di fare luce sull'omicidio di Sandra Casagrande. «Nel gennaio del 1991 ero un giovane brigadiere arrivato da poco a Treviso - racconta - quando giunsi nella pasticceria a Roncade mi trovai davanti una scena terribile: una donna ammazzata con tutte quelle coltellate. Non sono cose che dimentichi facilmente». L'indagine fu subito complicata: «All'epoca non c'erano le tecniche sofisticate di oggi, non si parlava di Dna - ricorda - ci mettemmo però subito al lavoro sentendo parecchia gente. Non fu un'indagine facile: diciamo che non trovavamo porte aperte e collaborazione immediata. Io, però, una mia idea me la sono costruita col tempo: pensavo che avesse delle responsabilità l'allora comandante dei carabinieri di Roncade. Era molto chiacchierato. La sera del delitto poi non si fece vedere e, quando arrivò, si preoccupò più di riprendere il carabiniere che aveva scavalcato la ringhiera della stazione per capire che fine avesse fatto visto che non rispondeva, che dell'omicidio. È morto qualche anno fa, ma proprio l'esame del Dna fatto agli inizi degli anni Duemila lo ha tolto dai sospettati».