"Le dichiarazioni del colonnello Michele Riccio a Report hanno una loro rilevanza: danno conto di come il conato di collaborazione di Alberto Savi fu subito tarpato". Lo spiega l’avvocato Alessandro Gamberini, legale dei famigliari delle vittime della Uno Bianca, commentando la puntata di domenica sera della trasmissione di Sigfrido Ranucci, che attraverso atti e testimonianze, arriva a ricostruire un filo conduttore tra la vicenda dei fratelli Savi e le stragi di mafia. Di particolare interesse, l’intervista al colonnello dei carabinieri in congedo Riccio (foto) che ricorda come, nel ’96, aveva comunicato all’allora comandante del Ros Mario Mori la volontà di Savi di collaborare. "Il maggiore Mauro Obinu mi riferì di essere andato a parlare con Savi e mi fece il nome di Arnaldo La Barbera", allora questore di Palermo e già membro del Sisde, poi condannato per depistaggio sulla strage di via D’Amelio. Ma questa pista, che collega La Barbera ai Savi non viene mai battuta: "Savi si raccomandava di non investire della sua vicenda collaborativa la Questura di Bologna perché esistevano connivenze", ha detto ancora Riccio, per cui "il Ros aveva direttive per cui quella vicenda non doveva emergere".