La recente tragedia sfiorata a Modena, dove un ragazzo di nome Salim ha falciato e ferito vari passanti in centro viaggiando a 100 all’ora in auto, ha riacceso i riflettori su un vuoto normativo profondo in Italia che riguarda la salute mentale e la sicurezza pubblica. Diamo per scontato, in queste righe, che l’attentatore sia solo un pazzo, e non un terrorista, anche se i punti da chiarire restano tanti.

Salim, secondo quanto emerso, aveva problemi psichici ed era stato in cura presso il centro di igiene mentale. Aveva però abbandonato le terapie. Ed è qui che il sistema italiano si rivela incapace di trovare una ‘"via di mezzo".

La normativa attuale è rigida: nessuno può essere obbligato a sottoporsi a cure. Se una persona interrompe il percorso terapeutico, l'unico strumento a disposizione per le autorità è il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Tuttavia, il TSO è un’azione estrema che può essere applicata solo quando la persona commette qualcosa di particolarmente grave. Questa soglia altissima crea una zona grigia pericolosa, un abisso tra la libera scelta di abbandonare le cure e l’atto che giustifica l'intervento forzato. Nessuno desidera il ripristino dei vecchi manicomi, per carità, ma la dicotomia attuale tra tutto o niente non è più sostenibile.