Percorro abitualmente via Emilia Centro, a Modena, quella nella quale Salim El Koudri ha scelto di lanciare la propria auto a una velocità tale da mietere più vittime possibili. È la via della passeggiata, del lento camminare dei cittadini che sostano davanti alle vetrine prendendo un caffè. È il bersaglio perfetto per chi abbia in mente di compiere una strage, colpendo al cuore la città ritenuta responsabile di una colpa nata e cresciuta malignamente in una mente divenuta incubatore di odio represso
Cosa si nasconde dietro l’inequivocabile scelta di compiere una strage? Quale meccanismo ha fatto detonare la mente di Salim?
Quello che le prime notizie ci dicono è che il suddetto era seguito da un locale centro di salute mentale per un “disturbo schizoide di personalità”. Un soggetto con atteggiamento schizoide tende all’isolamento, alla freddezza, preferendo un distacco emotivo dalla società rispetto al fluire dei legami sociali; solitamente presenta tratti di anedonia e adesione a idee bizzarre, vivendo una vita ai margini della socialità, presente spesso fisicamente ma con la propria vita emotiva situata in zone marginali e distaccate. Questo non ne fa un soggetto con una frattura con la realtà, un incapace di intendere. Sappiamo che aveva iniziato un percorso di studi, intento alla ricerca di un lavoro rimasta insoddisfatta.










