Redazione

17 maggio 2026 16:52

Il centro di Modena transennato dopo la strage_ Foto LaPresse

Dietro il pomeriggio di terrore che ha sconvolto il centro storico di Modena c’è il volto di Salim El Koudri, 31 anni, l’uomo fermato con l’accusa di strage e lesioni aggravate dopo aver travolto con la sua auto diversi passanti in via Emilia Centro e aver ferito con un coltello un uomo che aveva tentato di bloccarlo. Otto feriti, quattro in condizioni gravissime, due giovani turiste che hanno subito l’amputazione delle gambe, una donna di 55 anni ancora in pericolo di vita ricoverata all’ospedale Maggiore di Bologna: il bilancio dell’attacco è pesantissimo e ora l’attenzione si concentra sul profilo dell’uomo che ha seminato il panico nel cuore della città.Registrati alla sezione Dossier BolognaTodayModena, de Pascale: “Mattarella e Meloni segnale di unità nazionale”Mattarella e Meloni in visita ai feriti di Modena ricoverati all'ospedale MaggiorePedoni e ciclisti falciati dall'auto in via Emilia, tre donne lottano per la vitaModena, come stanno i feriti dopo l’investimento in centro:grave la donna al MaggioreModena sotto shock: “Ho visto persone volare in aria, una scena terribile” | FOTOModena, come stanno i feriti: grave la donna al Maggiore | VIDEOPiantedosi esclude il terrorismo: “Dietro la strage un evidente disagio psichiatrico”Nato a Bergamo, residente a Ravarino dal 2000Salim El Koudri è nato nel 1995 in provincia di Bergamo, è cittadino italiano di origini marocchine e vive dal 2000 a Ravarino, piccolo comune del Modenese, insieme alla famiglia. È laureato in Economia aziendale e nel 2021 si era iscritto anche al corso di laurea magistrale in International Management a Modena. Tuttavia, già nel 2022 aveva interrotto gli studi senza rinnovare l’iscrizione, una scelta che coincide temporalmente con la fine del suo percorso terapeutico presso il servizio sanitario pubblico. Attualmente risultava disoccupato. Non aveva precedenti penali e non era noto alle forze dell’ordine: il suo casellario giudiziario era pulito e formalmente non emergevano segnali di una possibile deriva criminale. Dopo il fermo disposto dalla procura di Modena con l’accusa di strage e lesioni aggravate, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati.Il centro di salute mentale e i disturbi schizoidiIl punto centrale dell’inchiesta riguarda oggi il suo passato clinico. Secondo quanto emerso, El Koudri era stato seguito dal Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia almeno fino al 2024. I medici avevano riscontrato disturbi della personalità e una personalità definita schizoide. Non sarebbe mai stato sottoposto a Tso, ma era entrato in un percorso di cura psichiatrica che poi avrebbe interrotto autonomamente. Negli ultimi due anni, infatti, non sarebbe più rientrato nei radar delle strutture sanitarie che lo avevano in cura e il suo disagio non sarebbe stato più intercettato. Anche per questo oggi l’ipotesi principale degli investigatori resta quella di un gesto legato a una forte instabilità psichica. La sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, ha confermato che il 31enne “fece un accesso al centro di salute mentale nel 2022 ed è stato seguito fino al 2024, poi si è allontanato dal percorso”. Anche il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale ha sottolineato che l’uomo si era rivolto ai servizi di salute mentale, spiegando che il caso dovrà aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra cura, prevenzione e sicurezza.Nessuna traccia di radicalizzazioneNelle prime ore dopo l’attacco era stata valutata anche la pista del terrorismo, ma le verifiche sembrano averla esclusa. Dai primi accertamenti non sono emersi legami con ambienti estremisti né segnali di radicalizzazione religiosa. Anche i dispositivi sequestrati e le analisi svolte dalla Digos e dall’antiterrorismo non avrebbero fatto emergere collegamenti con gruppi jihadisti. Lo ha confermato anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Il terrorismo non c’entra, si tratta di disagio psichico”. Per questo l’indagine è rimasta in carico alla procura di Modena e non è stata qualificata come procedimento di terrorismo, nonostante un primo interessamento dell’antiterrorismo di Bologna.Il racconto del paese: “Un personaggio inquietante”A Ravarino il suo nome divide. Per la sindaca Rebecchi si trattava di “una famiglia normale, come tante, che non si affacciava alle istituzioni”, senza particolari problemi evidenti. Diverso invece il racconto di un tabaccaio del paese, che lo ha descritto come “un personaggio un po’ inquietante”. Racconta che passava spesso a comprare gratta e vinci da un euro e sigarini economici, restando per lunghi minuti immobile a fissare il muro prima di scegliere, con atteggiamenti che molti avevano notato ma mai ritenuto davvero pericolosi. Anche la comunità islamica locale ha preso le distanze dal gesto, spiegando di non aver mai avuto particolari rapporti con lui e descrivendo il padre come una persona riservata e stimata.Il silenzio e le domande ancora aperteOra El Koudri si trova in carcere, in isolamento giudiziario. Parla poco, osserva, resta in silenzio. Ed è proprio questo silenzio che rende ancora più difficile capire cosa abbia portato un uomo senza precedenti, laureato, apparentemente invisibile e lontano da ogni circuito criminale, a trasformarsi nel protagonista di una delle pagine più drammatiche degli ultimi anni per Modena. La procura continua a scavare nella sua storia personale, nei suoi dispositivi elettronici, nel suo passato clinico e nei giorni precedenti all’attacco. Perché dietro quella Citroen C3 lanciata contro i passanti non c’è soltanto una cronaca nera: c’è il tema enorme della salute mentale, della prevenzione e della domanda più difficile di tutte: “si poteva evitare?”.Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday