A Modena ci siamo affrettati a guardare da dove veniva chi ha colpito, molto meno chi ha rischiato la vita per fermarlo. E ancora una volta parlare di terrorismo sembra rassicurarci più che guardare il disagio mentale e le fragilità del nostro sistema. Forse la parte più inquietante di quello che è accaduto a Modena non è soltanto la violenza. Non è solo quell’auto lanciata contro i pedoni in pieno centro, il panico, i feriti, il coltello impugnato durante la fuga.

La parte più inquietante è la velocità con cui abbiamo sentito il bisogno di dare un nome preciso al male. Un nome semplice, immediato, quasi rassicurante. Le origini. Per molti, sapere che quell’uomo avesse origini marocchine è sembrato spiegare tutto. “Ecco il problema”, come se bastasse questo per mettere ordine al caos. Perché parole come immigrazione, terrorismo, straniero hanno il vantaggio di spostare il male lontano da noi. Fuori dalle nostre responsabilità. Fuori dalle fragilità del nostro sistema.

Ci fanno credere che ciò che è accaduto sia qualcosa che arriva da altrove e non qualcosa che può nascere anche dentro le crepe della nostra società, dentro un disagio che spesso vediamo solo quando esplode. Eppure quell’uomo è italiano. Italiano con origini marocchine. Cresciuto qui, dentro questo Paese, dentro il nostro stesso tempo. Ma questo dettaglio interessa meno perché incrina una narrazione più comoda, più facile da usare politicamente, più utile per alimentare paura che per capire davvero.