A Modena un uomo di 31 anni, Salim El Koudri, è stato fermato dopo aver travolto con un'auto diverse persone in via Emilia Centro. Le cronache parlano di otto feriti, alcuni gravissimi; la Procura ha contestato le accuse di strage e lesioni aggravate, mentre dagli accertamenti finora emersi non risultano aggravanti di terrorismo o premeditazione. Le autorità hanno anche riferito di un passato contatto con i servizi di salute mentale. Sono elementi ancora dentro un’indagine, e proprio per questo dovrebbero imporre prudenza: verso le vittime, verso le famiglie delle persone coinvolte, verso una comunità colpita da una violenza improvvisa in uno dei suoi luoghi più quotidiani.

Ma la prudenza, benché sia una virtù, ha un difetto: non è spendibile in quei mercati della politica dove si lucra sulla paura e sulla rabbia. Ogni volta che un fatto di cronaca sembra offrire la possibilità di incollare un nome, un cognome, un volto o una biografia familiare alla parola “origine”, qualcuno arriva a esigere la propria quota di profitto politico. Il dolore diventa materia prima da cui estrarre consenso, la comunità locale diventa scenografia, mentre gli attori urlano le espressioni chiave delle proprie esibizioni: “sicurezza”, “espulsioni”, “invasione”. O la nuova tendenza di questi ultimi anni: “remigrazione”. Un termine nato dal fatto che “deportazione di massa” non incontra ancora i gusti di buona parte della platea. Ma date tempo, risorse e recensioni favorevoli a questi attori, e risultati non mancheranno di arrivare.