Pavia. «Fotoreporter ucciso mentre documentava il farsi della storia». Questo si legge sulla targa che campeggia nel giardino interno del Collegio Ghislieri, da ieri “Giardino della Ricerca per Andy Rocchelli”, il giovane fotoreporter ucciso da un colpo di mortaio nel 2014, a 30 anni, mentre documentava, con il giornalista russo Andrej Mironov, le sofferenze di civili durante la guerra nel Donbass. L’iniziativa si affianca all’appello, lanciato dal rettore del collegio Ghislieri, Alessandro Maranesi, per chiedere verità e giustizia sull’omicidio dopo 12 anni. Un appello che ha raggiunto le mille adesioni. La giornata «Andy era un ricercatore della verità - ha affermato Maranesi, nei saluti iniziali in aula magna - e la verità è un atto politico, ma non è un atto partitico o di fazioni, nonostante questa ricerca sia stata utilizzata in modo odioso anche per fini partitici». La vicesindaca Alice Moggi ha sottolineato che il giardino è «un luogo che ci ricorda che la verità e la giustizia vanno coltivati con cura, coraggio e perseveranza». Giancarlo Albini, presidente della Fondazione della Comunità, è stato l’ideatore dell’intitolazione: «Questo non è un atto di memoria ma un atto politico di denuncia a difesa della libertà di stampa - ha ribadito - perché nessun potere e nessuno schieramento può oscurare il diritto alla verità». Ospiti della giornata il giornalista Michele Serra e l’ex magistrato Gherardo Colombo. «Stiamo parlando di un ragazzo che pensava che era importante essere sul posto e raccontare - ha detto -. Quando verrà tolto il drappo rosso, verrà compiuto l’atto pubblico di una comunità in favore della ricerca della giustizia e della verità e della memoria delle persone giuste che va sempre onorata». Per l’ex magistrato Colombo, «è essenziale tramandare il nome di Andy, per fare memoria»: «Quando ci si dimentica, si ricomincia da capo - ha aggiunto -. Veniamo da ottant’anni di pace perché tutto ciò che di terribile si è verificato era ben presente nella mente delle persone che hanno scritto la Costituzione. È importante che le esperienze vissute siano tramandate a chi non c’era: serve a far vivere a chi viene dopo l’esperienza di chi se ne va». La famiglia Hanno poi preso la parola i genitori di Andy, Elisa Signori e Rino Rocchelli, che di recente si sono opposti alla richiesta di archiviazione, avanzata dalla procura di Pavia, a carico di un generale che comandava il plotone di cui faceva parte Vitaly Markiv, il soldato italo ucraino prima condannato e poi assolto in via definitiva nel 2021. «Abbiamo grande gratitudine nei confronti della magistratura italiana – ha detto la mamma –, ma ci domandiamo se non sia necessario dopo 12 anni un riconoscimento della responsabilità. Fintanto che siamo in questo mondo cercheremo di spingere perché anche la politica faccia la sua parte». «Siamo sicuri di avere ragione - ha aggiunto il papà -, ma vorremmo che qualcuno ci desse ragione. Dal 2018 in poi sono uscite tante notizie interessanti e nuove testimonianze escluse dal processo, che permetterebbero di fare luce sui corresponsabili dell’omicidio, sarebbe un peccato mollare proprio adesso».
«Era un ricercatore della verità». Un giardino intitolato ad Andy Rocchelli
La cerimonia al Collegio Ghislieri in ricordo del fotoreporter ucciso nel 2014









