Qualunque soldato mette in contro di morire in guerra. E questo è accaduto ad Alex Pineschi che vestiva l’uniforme ucraina ucciso da un proiettile russo. Era un militare di grande esperienza, alpino prima poi aveva fatto il contractor in altri teatri di guerra, tra i quali la Siria ed il Kurdistan. Era anche uno scrittore ed era anche stato indagato dalla procura della Spezia perché sospettato di essere un mercenario. Ma il procedimento si era concluso con l'archiviazione perché è stato riconosciuto il suo ruolo di volontario. Era spezzino ma la sua attività ruotava in gran parte nel Pavese, a Torre de’ Negri dove ha sede la sua società specializzata nella “formazione tattica con arma da fuoco”.
Sulla sua morte le letture dei social regalano visioni totalmente opposte: “Eroe e volontario”. “Mercenario”. Inevitabile per un conflitto sempre più divisivo in Italia.
Alex è morto dodici anni dopo, era il 24 maggio 2014, Andy Rocchelli: lui pavese doc però di professione faceva, e bene, il giornalista. Ad ammazzarlo un colpo di mortaio ucraino. Andy non portava un fucile ma una macchina fotografica e in tasca aveva penna e notes. Lui la guerra non voleva farla ma raccontarne gli orrori.
Tra Alex il contractor e Andy giornalista la differenza è chiara: entrambi però sono morti nel Donbass dove tutto l'orrore è iniziato e dove non sembra mai finire. Anche perché a troppi va bene così.











