Niente Champions per la Juve. Sembrava quasi scontato dopo la sconfitta interna contro la Fiorentina, ma l’incubo è diventato realtà alla fine di un derby sofferto più per il contorno che per quanto si è visto in campo, soprattutto in un secondo tempo che si è disputato quando ormai i giochi erano fatti, quando Roma e Como avevano già staccato il biglietto per la Champions League grazie anche alla clamorosa caduta casalinga del Milan.La mancata qualificazione alla Champions – serenamente etichettabile come “fallimento” – ha radici profonde, non nasce certo in quest’ultimo scorcio di campionato. Nasce prima di tutto dalla scelta di confermare Tudor alla fine della passata stagione. Non ne erano convinti in casa Juve, al punto da non tenere conto delle esigenze sul mercato. Il croato aveva chiesto un centrocampista “alla Tonali”, visto che il medesimo Tonali costava troppo, più il riscatto di Kolo Muani che alla fine con un po’ di trattativa non sarebbe costato più di Openda. Però poi nessuno si è accorto che il rapporto con la squadra andava via via deteriorandosi, fino a qualche durissimo confronto negli spogliatoi. Quando il club ha deciso di esonerarlo, forse era già troppo tardi.Luciano Spalletti ci ha provato e a onor del vero ha fatto del suo meglio. Voleva dimostrare che l’esperienza negativa alla guida della Nazionale era solo un incidente di percorso. Per un certo periodo ha anche illuso, addirittura è stata pronunciata brevemente e sottovoce la parola “scudetto”. Pia illusione. Rispetto alla squadra di Tudor, quella di Spalletti in certi periodi ha dimostrato di avere un’idea e un’organizzazione di gioco, ha rimesso in carreggiata qualche giocatore che aveva un po’ staccato la spina, ma ha anche accusato pesantissime amnesie. È successo che la Juve dominasse per settanta minuti e poi rischiasse di farsi rimontare clamorosamente. Sintomo di qualcosa che non va, di una certa fragilità del gruppo.I grandi problemi di questa Juve sono arrivati dall’attacco e dalle scelte di mercato altamente discutibili portate avanti dal club. Jonathan David è stato preso in scadenza di contratto e questo potrebbe portare in un futuro più o meno prossimo la consolazione di una potenziale plusvalenza, ma nel gioco della squadra non si è mai integrato, contribuendo solo con qualche gol alla causa. Openda nemmeno quello, totalmente scomparso dai radar. Dusan Vlahovic è partito con il fardello di un contratto in scadenza e di uno stipendio che irrita lo spogliatoio, si è fatto male, è sparito anche se alla fine qualcosa è riuscito a dare, derby compreso. Zhegrova veniva annunciato come un giocatore di spessore internazionale (lo aveva cercato il Napoli di Conte) invece si è rivelato alternativa da15-20 minuti per far rifiatare Conceiçao, che insieme a Boga ha tenuto in piedi la baracca.Dietro un centrocampo poco qualitativo ma affidabile (Locatelli-Thuram) con il grande interrogativo su che fine abbia fatto il vero Koopmeiners, la difesa – quando ha avuto sia Bremer che Kelly – è stata forse il reparto meno disastroso, con qualche errore imperdonabile ma anche con prestazioni da reparto vero, mentre gli alti a bassi che hanno caratterizzato Di Gregorio e l’alternanza sincopata con Perin non hanno aiutato a concentrarsi sull’obiettivo.Ora la Juve deve rassegnarsi a giocare in Europa League, un torneo in cui non si è mai sentita molto a proprio agio. Salvo clamorosi ripensamenti, sarà ancora Luciano Spalletti a pilotare la barca, ma gli dovrà essere detto chiaro e tondo che i soldini da investire non sono tantissimi, le scelte di mercato dovranno essere molto oculate. Quindi toccherà a lui dare una svolta, mettendoci non solo l’esperienza ma anche un po’ di creatività. Altrimenti tra un anno sarà di nuovo a questo punto.