Aveva il destino nelle proprie mani, la Juventus. L’ha preso e l’ha gettato via. Nell’immondizia, ad esempio. In un giorno che resterà, nefasto, nella storia del club. La sconfitta in casa per 2-0 contro la Fiorentina è “giusta” quanto pesante. Grava sull’andamento d’una stagione tutta che era partita malissimo epperò sembrava si stesse rimettendo sui giusti binari. Invece no. L’avvio moscio allo Stadium, il gol di Ndour al 34’, il colpo di grazia di Mandragora nel finale (dopo un gol annullato tra i dubbi a Vlahovic, e prima era toccato a McKennie). Tutto questo mentre la Roma andava a vincere contro la Lazio e il Milan la spuntava a Marassi contro il Genoa: sorpasso e sorpasso. Pure il successo del Como contro il Parma, nei fatti, vale un sorpasso visto che i lariani – a pari punti – sono in vantaggio sui bianconeri negli scontri diversi. Peggio di così non poteva proprio andare. E i tifosi, increduli, allo Stadium lo sottolineano tra cori, improperi e fischi: «La Juve siamo noi» e «Rispettate la nostra maglia», pescando tra le invettive più delicate. Ora Spalletti è sesto, salvo miracoli e crolli altrui saluta la Champions: il programma prevede la fase a gironi di Europa League. Per chi resta, si intende. Da salvare c’è proprio poco.