Ve lo ricordate? Quando vi dicevano che Donald Trump era il più grande tra i negoziatori, quello che ottiene tutto quel che vuole. Che la sua madman theory, la diplomazia e del pazzo, fatta di minacce fuori scala e improvvise concessioni, aveva riportato il mondo ai piedi dell’America. Ricordate? Make America Great Again. Ora, magari è ancora presto per dirlo. E magari domani il presidente americano tirerà fuori dal cilindro il miglior accordo possibile con l'Iran. Ma finora abbiamo un regime iraniano sopravvissuto agli attacchi di Usa e Israele che sta tenendo per il collo il mondo da quasi tre mesi, chiudendo alle navi che trasportano petrolio, gas e fertilizzanti lo stretto di Hormuz, consapevole del fatto che il tempo giochi dalla sua parte. Abbiamo Benjamin Netanyahu che dopo aver trascinato gli Usa in una guerra folle contro l’Iran, sta provando in ogni modo a sabotare ogni possibile trattativa tra Trump e gli Ayatollah e che continua a fare quel che vuole tra Gaza e il Libano, indifferente al fatto che i suoi sogni di una Grande Israele siano il principale ostacolo a qualsivoglia soluzione alla crisi di Hormuz. Abbiamo Vladimir Putin che ancora ieri ha spedito missili a lunga gittata su Kiev e una guerra in Ucraina più viva che mai, nonostante dovesse finire in una settimana, un anno e mezzo fa. E che potrebbe pure riconquistare centralità geopolitica, se l’uranio arricchito iraniano dovesse finire nelle sue mani. Abbiamo una Nato devastata dalle sparate, dai dazi e dai ricatti di Trump contro l’Europa e dai governi europei – in primis il nostro – che ora non vogliono più investire in armi come chiedono gli americani, perché ci sono da mettere i soldi contro inflazione e recessione causate dalle politiche di Trump E abbiamo Xi Jinping e la Cina che si godono lo spettacolo di una superpotenza che sta perdendo alleati e rafforzando i suoi nemici, divisa come non mai al suo interno, e con la prospettiva che le prossime elezioni di metà mandato possano dimezzare la leadership di Trump, togliendogli il controllo delle camere. Magari è anche questa una fase della negoziazione, sia chiaro. Magari quelli di Trump sono azzardi calcolati, figli di una strategia raffinatissima che non siamo in grado di comprendere. Magari il regime degli ayatollah imploderà, Putin sarà vittima di un golpe democratico e Netanyahu perderà le elezioni. Magari tra qualche anno ripenseremo a questi torridi giorni di maggio e sorrideremo al pensiero della nostra sfiducia nei confronti del presidente americano, e di quanto fosse mal riposta. Ma come Fantozzi quando si ritrova la casa invasa di pagnotte, siamo assaliti da qualche leggerissimo dubbio: che forse forse Donald Trump non sia esattamente il geniale negoziatore che dice di essere. E che forse forse i suoi nemici l'abbiano capito benissimo.