Lo strappo di Donald Trump con l’attacco all’Iran spiazza la sua America, crea sconcerto nel mondo intero ma anche nella galassia MAGA (Make America Great Again). Non era del tutto inatteso, certo, alla luce dell’ultima escalation verbale, però resta un gesto dirompente. Questo era un presidente percepito da molti dei suoi elettori come un isolazionista – in senso positivo: un leader che avrebbe evitato di impantanare il suo paese in conflitti internazionali, mettendo a rischio le vite dei propri soldati, sprecando risorse economiche in avventure da gendarme globale. Invece ha osato fare ciò che nessuno dei suoi predecessori aveva fatto: un bombardamento diretto e su vasta scala contro diversi obiettivi sul suolo iraniano. Ora la Casa Bianca e il Pentagono si affrettano a circoscrivere la portata dell’operazione: non si tratta di un’entrata in guerra, solo la distruzione mirata e precisa di siti nucleari. Non è detto che l’avversario bersagliato la pensi così, e accetti di comportarsi di conseguenza. Inoltre una prima valutazione dei vertici militari Usa parla di danni ai siti nucleari ma non dà per certa la loro distruzione totale.