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22 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 18:38
La parola d’ordine è: riallinearsi. Di fronte all’attacco statunitense all’Iran, gli esponenti di punta del MAGA si riposizionano a fianco di Donald Trump. Il movimento si è sempre battuto per l’America First, per il disimpegno dell’America dal mondo, per la fine della strategia che vedeva gli Usa come garante degli equilibri internazionali. Con il bombardamento dei siti nucleari di Teheran, Trump disattende queste posizioni. Le reazioni variano: si va dall’aperta delusione alla speranza che l’operazione militare si fermi qui al sostegno alla guerra del presidente. L’atteggiamento prevalente è proprio questo: il sostegno a Trump, il cui carisma resta per ora inscalfibile tra i conservatori Usa. L’opposizione alle bombe su Teheran resta quindi, in queste ore, appannaggio di molti democratici, che denunciano come illegale la scelta della guerra senza passare per il Congresso.
“L’Iran non ha dato scelta al presidente Trump”, ha scritto su X Charlie Kirk, podcaster e attivista conservatore, uno dei critici più decisi, da destra, delle politiche neocon dei repubblicani. “Per un decennio, Trump è stato chiarissimo sul fatto che l’Iran non dovrà mai avere armi nucleari. L’Iran ha deciso di rinunciare alla diplomazia e di inseguire la bomba. Questo è un attacco chirurgico, attuato alla perfezione. Il presidente Trump ha agito con prudenza e decisione”. Molti degli esponenti del MAGA insistono proprio su questo: i limiti dell’operazione militare, il carattere decisamente “chirurgico” dell’intervento che mai e poi mai si allargherà a un conflitto come quello iracheno, che non assomiglia in nulla a una di quelle “guerre infinite” in cui i neocon hanno gettato, in modo scriteriato, l’America.














