Colpo di coda nella crisi politica di Arcore, dopo che per la seconda volta consecutiva il consiglio comunale non è riuscito ad approvare il rendiconto 2025, "un passaggio fondamentale per la continuità amministrativa dell’ente". In seguito al nuovo rinvio, il Partito Democratico ha annunciato di aver inviato una lettera al prefetto di Monza e Brianza, Enrico Roccatagliata, chiedendo "di valutare lo scioglimento del parlamentino e la nomina di un commissario". Il Pd ricorda che "il documento è stato inserito all’ordine del giorno senza rispettare i termini previsti dalla normativa: 19 giorni di convocazione anziché i 20 richiesti, oltre alla presunta mancanza della documentazione necessaria per la discussione. Una situazione che avrebbe reso illegittima la votazione".
"Abbiamo provato che è tutto illegale – spiegano i democratici – e dopo una lunghissima sospensione la maggioranza ha ritirato il punto, posticipando l’approvazione a un terzo Consiglio convocato con i tempi corretti". Il Pd spiega "di aver raccolto pareri tecnici", prima di rivolgersi formalmente alla Prefettura. L’ennesimo stop al bilancio arriva in un momento già delicato per l’amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Maurizio Bono, reduce da settimane di tensioni interne culminate nel recente rimpasto di giunta. Le opposizioni parlano apertamente di "fine corsa" per una maggioranza "fragile e tenuta insieme solo da equilibri politici". Nel mirino c’è anche la gestione della seduta consiliare. I dem sottolineano "come, dopo una lunga pausa, sarebbero stati gli stessi consiglieri che sostengono Bono a non volersi assumere la responsabilità di votare un atto ritenuto a rischio di annullamento". Un episodio interpretato dalla minoranza come ulteriore segnale delle difficoltà interne alla coalizione. Altro fronte di scontro riguarda la mozione di sfiducia al primo cittadino, che non è stata discussa dopo il ritiro delle firme da parte dei tre consiglieri di maggioranza che l’avevano sottoscritta. Una decisione contestata dalle opposizioni, che chiedevano un chiarimento pubblico sulle ragioni del passo indietro. Ora, tocca alla Prefettura valutare se concedere altro tempo al Comune per approvare il rendiconto, oppure adottare provvedimenti più drastici.














