Con un linguaggio sin troppo prudente, l’ultimo Rapporto Istat ha delineato un quadro preoccupante sul futuro del Paese: gli andamenti demografici pongono serie sfide alla sostenibilità economica e sociale. Il calo della natalità causerà una consistente diminuzione della popolazione totale. La maggiore contrazione riguarderà la popolazione adulta, mentre aumenterà la popolazione con più di 65 anni. Senza correttivi, meno lavoratori si troveranno a mantenere più anziani (pensiamo a sanità e pensioni). Nel complesso, l’Italia avrà meno abitanti, ma anche un Pil (totale e pro capite) inferiore. Durante l’ultimo question time in Parlamento, Gioria Meloni ha annunciato che, in quest’ultimo scorcio di legislatura, l’azione del governo presterà particolare attenzione a «chi tiene insieme la Nazione» ossia chi lavora e produce. Scelta giusta. In Italia questa categoria ha perso potere d’acquisto e sicurezza negli ultimi anni. L’erogazione di sostegni congiunturali sarebbe però poca cosa rispetto al sottostante problema strutturale. In Italia gli occupati sono troppo pochi e la loro produttività è troppo bassa. Come sottolinea l’Istat, il mercato del lavoro fa fatica a valorizzare appieno il capitale umano, soprattutto quello giovanile e femminile. Un difetto paradossale, visto che una maggiore partecipazione lavorativa di giovani e donne è, insieme alla ripresa della natalità, una delle soluzioni più ovvie alla sfida di sostenibilità.