«Ci puntavano le pistole in testa, anche togliendo la sicura. Ci hanno portato a fare delle cosiddette visite mediche dove ci hanno fotografato a maglietta alzata, alcune di noi non avevano nulla sotto la maglietta e sono state fatte girare come se fossero uno spettacolo da mostrare agli altri soldati».
È il racconto fatto in una intervista al Tgr Puglia da Simona Losito, 29enne barese che era a bordo della Global Sumud Flotilla e che è tornata in Italia dopo l’abbordaggio da parte della marina israeliana e alcuni giorni di detenzione. «In quel momento ero legata con le mani dietro la schiena, - racconta l’attivista - avevo la testa sul pavimento. Qualsiasi movimento facessimo c'era sempre un soldato che ci spingeva la faccia nel terreno». «Poi è arrivata una legale di Hadala - prosegue - che come prima cosa mi ha detto: in quanto palestinese io vi ringrazio per quello che state facendo e questo mi ha dato la forza di sopportare quello che ci hanno fatto». Domani mattina, nella sede di Spazio 13, a Bari, Losito parteciperà ad una conferenza stampa nella quale racconterà la sua esperienza. Interverrà anche un altro attivista barese, Tony La Piccirella dello Steering Committee GSF










