"Quando ci hanno abbordato in acque internazionali hanno usato il taser sul collo di uno dei nostri compagni, chiedendo chi fosse il capitano e senza nemmeno aspettare una risposta. Ad Ashdod siamo stati trasportati dentro un campo di concentramento galleggiante. Mi hanno tirato via dal gruppo subito, sbattendomi al muro e chiedendomi di togliere i pantaloni, ma fortunatamente ne avevo un altro paio sotto. Qui a una ragazza che soffre di epilessia le hanno sbattuto due volte la testa per terra". Queste le prime parole di Antonella Bundu, già candidata di Toscana Rossa alla presidenza della Regione, dall’aeroporto di Istanbul dove ieri hanno fatto scalo gli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, espulsi da Israele, prima di rientrare in Italia. Con Bundu anche Dario Salvetti, il leader del Collettivo di fabbrica della ex Gkn di Campi Bisenzio.
"Mentre passavamo fra i container c’era un soldato che ci puntava il laser del fucile sulla fronte per spaventarci. I sanitari non avevano sistemi di scolo e nessuno ci ha fornito acqua, sapone o carta igienica per poterci lavare" ha raccontato. Momenti da incubo. "Non ci hanno dato da mangiare né acqua. Io ero in sciopero della fame, così come molti altri italiani, ma chi non lo era in 36 ore è stato dato un solo panino" ha aggiunto Bundu che è stata anche rinchiusa. "Eravamo nelle celle, buttati per terra, anche con scarafaggi. Tutti venivano percossi passando da un corridoio all’altro" ha confermato spiegando che poi lei e gli altri attivisti sono stati caricati "con le catene ai polsi e ai piedi" sul furgone diretto verso l’aeroporto di Eilat, "in mezzo a dei cani che ringhiavano".













