Oltre 400 pacifisti della Global Sumud Flotilla sono stati sequestrati in acque internazionali e deportati ad Ashdod. Il Ministro della Sicurezza israeliano diffonde le immagini dei prigionieri degradati, sollevando un caso internazionale che interroga direttamente il governo italiano.

Fascette strette ai polsi, bendati e costretti in ginocchio con la testa schiacciata al suolo. Sullo sfondo, l'inno nazionale israeliano diffuso dagli altoparlanti a tutto volume per annichilire anche l'identità dei presenti. "È così che accogliamo i sostenitori del terrorismo", scrive sui social il Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, l'estremista di destra Itamar Ben-Gvir. Il capo del sistema carcerario di Tel Aviv ha scelto di pubblicare personalmente un video che documenta l'impatto della macchina detentiva dello Stato ebraico sui circa 430 attivisti della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria sequestrata illegalmente dalle forze israeliane in piene acque internazionali e scortata forzatamente fino al porto di Ashdod. Nel filmato si vede il ministro urlare festante, sventolando una bandiera israeliana davanti ai corpi dei prigionieri costretti con la testa sul pavimento.

Con una nota ufficiale congiunta, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno condannato l'accaduto: "Le immagini del ministro israeliano Ben-Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano. Per questi motivi, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale convocherà immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto". La condanna dei legali e lo sciopero della fame sulla banchina Il blackout informativo imposto inizialmente dalle autorità israeliane è stato rotto così solo dopo ore di forti pressioni, quando agli avvocati dell'ONG Adalah e a un team di legali volontari è stato finalmente concesso l'accesso alla banchina di Ashdod. La denuncia dello staff legale contesta la radice stessa dell'operazione: "L'intercettazione in acque internazionali, il trasferimento forzato in territorio israeliano e il diniego del passaggio sicuro a una missione che trasporta aiuti umanitari configurano una grave violazione del diritto internazionale". Di fronte a un vero e proprio atto di pirateria, la reazione interna dei prigionieri è stata immediata: 87 attivisti hanno avviato uno sciopero della fame a oltranza per esigere il rilascio immediato di tutti i passeggeri e spingere le cancellerie occidentali a uscire dal silenzio.