Quando è tornata a Bari Simona Losito indossava ancora la divisa del carcere israeliano. La stessa da quattro giorni. Ma ad attenderla sotto la sua casa a Ceglie del Campo ha trovato gli amici. E non quei militari che solo qualche giorno prima le avevano imposto di alzare la maglia, per fotografare quel che c’era sotto. "Un reggiseno sportivo, nel mio caso" racconta. A differenza di altre compagne di spedizione, fotografate a petto nudo e diventate oggetto di scherno tra i carcerieri. Losito, 29enne giornalista freelance e attivista della Global Sumud Flotilla, era stata fermata dalla marina militare israeliana mentre era a bordo della Alcyone. Privata di cibo e acqua, costretta faccia a terra dagli scarponi dei militari, si è vista puntare anche un mitra senza sicura qualche ora prima della liberazione.
Ha temuto che non fosse solo una provocazione?
"In quei momenti non pensi a nulla. Ho cercato di crearmi una bolla per evitare l'escalation. Mi dicevano continuamente: look at me. Quando li guardavo mi dicevano di spostare lo sguardo a terra, poi hanno tolto la sicura del mitra e me lo hanno puntato. Mi hanno chiesto: ci odi? E lo ripetevano: ci odi? Mentre ci insultavano".
Flotilla, il racconto di Simona Losito: "Con la faccia a terra umiliati dai militari israeliani"











