La disfida di Venezia. Potrebbe essere l’ultimo turno di amministrative prima del voto politico del 2027, se alle urne si dovesse davvero andare la prossima primavera. E allora queste comunali hanno un po’ il sapore delle prove generali, in cui i partiti mettono alla prova strategie, schemi di gioco e alleanze. Appuntamento domani e lunedì in quasi 750 comuni da Nord a Sud dello Stivale, tra cui 18 capoluoghi, con turno di ballottaggio il 7 e 8 giugno. E se gli occhi dei leader sono tutti puntati su un pugno di città – a cominciare proprio dal capoluogo veneto – ai seggi sono comunque chiamati più di 6 milioni e mezzo di italiani. Motivo per cui dal voto potrebbero emergere segnali da interpretare come qualcosa di più di semplici questioni locali.
Non solo Venezia, si diceva: seggi aperti anche a Reggio Calabria, Salerno, Avellino. E poi Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, e ancora Andria, Trani, Crotone, Agrigento, Enna e Messina. Nove amministrati dal centrodestra, otto dal centrosinistra, uno da Sud chiama Nord di Cateno De Luca.
La battaglia di Venezia
A Venezia il centrosinistra unito tenta la spallata dopo i dieci anni di Luigi Brugnaro: è qui che si sono concentrati i comizi dei leader dell’opposizione, da Renzi a Conte fino alla chiusura con Elly Schlein. A correre per il campo largo è il dem Andrea Martella, sostenuto da M5S, Avs e riformisti (ma non Azione). Per il centrodestra ci prova invece l’assessore uscente Simone Venturini, appoggiato da FdI, Lega, FI, Moderati e anche dai calendiani.











