Oggi è l’85° giorno di blocco di internet in Iran, per un totale di crica dodici settimane e più di 1.900 ore. Secondo questo calcolo di Netblocks, un’organizzazione che monitora la connettività internet, è il blackout più lungo del mondo. Le autorità iraniane l’hanno imposto l’8 gennaio, nel tentativo di reprimere le proteste antigovernative cominciate dieci giorni prima che si erano rapidamente diffuse in tutto il paese. Parzialmente allentate dopo circa un mese, le restrizioni sono state di nuovo inasprite dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran.
Secondo il governo, le misure servono a evitare gli attacchi informatici del Mossad, i servizi segreti esterni di Israele, e di altri agenti stranieri che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Iniziative simili sono state prese durante altri periodi di disordini sociali e proteste, quando applicazioni e siti stranieri erano resi inaccessibili.
Le autorità hanno promesso di ripristinare le connessioni alla fine della guerra, ma se da un lato una conclusione del conflitto non si scorge all’orizzonte, anche il blackout sembra essere strutturato per durare a lungo.
Afshin Kolahi, capo di una commissione della camera di commercio iraniana, ha stimato tra i 30 e i 40 milioni di dollari al giorno i danni economici causati dal blocco di internet. Se si tengono in considerazione anche le perdite indirette si arriva a 80 milioni di dollari al giorno.











