La rete è tornata parzialmente attiva dopo il blocco utilizzato dal regime degli ayatollah per oscurare la realtà interna del Paese. Le testimonianze dalla capitale tra gli effetti della crisi economica e la «stanchezza» per la guerra
«Welcome back Iran!». Dopo 88 giorni di blackout digitale, ieri sera l’accesso a internet in Iran è stato parzialmente ripristinato. Non per tutti: nelle aree più remote servirà ancora tempo prima che la rete torni pienamente operativa. E non è ancora chiaro se la riattivazione sarà stabile e duratura. I gruppi di monitoraggio NetBlocks e Kentik evidenziano che, nel Paese, ogni ripristino della connessione dopo lunghe interruzioni «è sempre stato accompagnato da controlli e restrizioni più rigidi rispetto al periodo precedente». La decisione è stata presa dal presidente Masoud Pezeshkian, e boicottata dalla magistratura che ha sospeso l’organismo che aveva ordinato la riattivazione. Ma a partire dalla serata di martedì gli iraniani non sono più completamente isolati. «Finalmente siamo riusciti a collegarci dopo tanto tempo, è un nostro diritto e non avrebbe mai dovuto esserci negato», ci dice al telefono Ava, nome di fantasia, da Teheran.
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