Dopo tre mesi di isolamento digitale, la censura statale in Iran viene finalmente allentata e Internet torna progressivamente accessibile. La croce rossa si trasforma in una spunta verde: milioni di persone tornano online. Nelle chat di gruppo in lingua persiana si riaffacciano le voci degli iraniani da ogni angolo del Paese. I moderatori dei gruppi dei think tank danno la precedenza agli utenti residenti in Iran: «Hanno vissuto la guerra e la censura, è giusto che parlino per primi».

«NULLA è tornato alla normalità, malgrado la propaganda della tv di Stato», racconta Akram, insegnante e dirigente sindacale. «È giusto piangere i bambini di Minab uccisi dagli americani, ma oggi c’è anche un milione di bambini fuori dal sistema scolastico, secondo dati ufficiali. A loro chi pensa?». «Ai ragazzi di 15 anni vogliono dare la patente per la motocicletta, mentre una donna adulta non può ottenere ciò che suo figlio può avere. Se questa non è discriminazione, allora cos’è?», dice con calma Arezu.

La guerra e l’isolamento non sembrano aver ridotto lo spirito combattivo degli iraniani. Dietro le proteste, però, si nasconde una crisi economica spietata che sta trascinando molte famiglie nell’abisso della povertà. L’inflazione strutturale cronica, aggravata dall’impennata degli ultimi mesi, ha praticamente azzerato i risparmi e ridotto drasticamente il potere d’acquisto.