Dopo un blackout di internet imposto dal governo e durato oltre duemila ore, martedì 26 maggio in Iran è iniziata a tornare la connettività, anche se su livelli ancora molto bassi.Gli oltre 90 milioni di cittadini del paese sono rimasti senza accesso alla rete per gran parte del 2026, a causa del blackout ancora in corso (iniziato il 28 febbraio dopo i primi attacchi di Israele e Stati Uniti) e del precedente blocco disposto dopo le diffuse proteste popolari di gennaio. Sembra che a ordinare il ripristino della connettività – che potrebbe rivelarsi solo temporaneo – siano stati funzionari del governo iraniano.Anche se martedì alcune reti iraniane sembravano essersi ricollegate al web globale, i ricercatori hanno invitato alla cautela. Il livello di accesso resta infatti molto più basso rispetto al ripristino parziale concesso da Teheran alla fine di gennaio e per tutto febbraio, ed è drasticamente inferiore ai livelli abituali di connettività internazionale registrati in Iran nel dicembre 2025. Gli esperti nel monitoraggio della rete di Kentik, NetBlocks e Cloudflare hanno iniziato a documentare il parziale ritorno della connettività nel primo pomeriggio di martedì, ora locale.Un ritorno ancora parziale“Vediamo effettivamente arrivare traffico dall’Iran”, spiega Amir Rashidi, esperto di sicurezza informatica di Miaan Group, non-profit che si occupa di diritti umani e digitali. “Alcuni provider sono tornati online, ma è ancora troppo presto per dire con precisione cosa succederà. Dopo le proteste di gennaio alcuni provider erano stati riconnessi, ma circa il 50 per cento del traffico del paese continuava a essere interrotto”.Secondo Doug Madory, responsabile del monitoraggio di internet per Kentik, i cambiamenti sulle reti mobili restano limitati. “Non stiamo vedendo grandi variazioni”, dice. Sembrano invece tornati parzialmente operativi alcuni operatori di rete fissa. In particolare, a mostrare “l’incremento più marcato” è il servizio in fibra ottica della Telecommunication Company of Iran nell’area di Teheran.Il regime iraniano aveva interrotto del tutto la connettività sul territorio nazionale all’inizio di gennaio, mentre lo stato uccideva migliaia di manifestanti scesi in strada per chiedere il miglioramento delle condizioni economiche nel paese. Alla fine di febbraio, quando Stati Uniti e Israele sono entrati in guerra contro l'Iran, il governo ha oscurato di nuovo la rete, impedendo a milioni di iraniani di contattare le proprie famiglie, danneggiando l’economia locale e impedendo a notizie e video sulla guerra di entrare e uscire dal paese. Il parziale ritorno dei servizi internet arriva mentre il governo statunitense continua a negoziare con l’Iran per raggiungere un accordo che metta fine in modo definitivo alla guerra.Negli ultimi dieci anni, il regime iraniano ha portato avanti un enorme progetto finalizzato a controllare la connettività e censurare i contenuti online, sviluppando in parallelo un’intranet nazionale per sostituire la rete globale. Il sistema comprende tecnologie sviluppate internamente e orientate alla sorveglianza, tra cui motori di ricerca, app di messaggistica e piattaforme per il trasporto privato. Nella pratica però il regime sembra usare spesso questi strumenti digitali in modo indiscriminato. Non è chiaro se questo dipenda da limiti tecnici, dall’instabilità politica o da una combinazione delle due cose.La faida internaL’attuale blackout di internet sembra essere stato ordinato alla fine di febbraio dal Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran all'inizio della guerra. Lunedì 25 maggio un altro organismo creato dall’attuale presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il Quartier generale speciale per l’organizzazione e il governo del cyberspazio nazionale, avrebbe disposto il ripristino. La decisione è stata contestata davanti all’Alta corte iraniana, ma il ministro delle Comunicazioni del paese ha confermato il ripristino come da ordini del presidente.“Quello a cui stiamo assistendo ora è un aumento del traffico proveniente dall’Iran, ma dobbiamo aspettare e capire quale sarà l’esito dello scontro interno”, dice Rashidi, del Miaan Group. “Considerando la cultura politica iraniana, contestare in tribunale l’ordine del presidente è stat ian un certo senso un’umiliazione per Pezeshkian. Quindi dobbiamo vedere come si svilupperà questo scontro di potere”.Al di là del braccio di ferro politico, da mesi gli esperti avvertono che la permanenza al potere del regime autoritario iraniano continuerà a ripercuotersi sulle libertà digitali del paese. C'è chi teme che l’Iran possa non tornare mai a collegarsi pienamente alla rete globale. “Credo sarebbe molto ottimistico pensare che l’accesso a internet in Iran possa tornare ai livelli precedenti all’8 gennaio, quando era già sottoposto a censura”, dice Madory.E mentre per decine di milioni di iraniani il collegamento con il mondo esterno resta appeso a un filo, l’evoluzione della situazione potrebbe dipendere in larga parte anche dai fragili negoziati tra Iran e Stati Uniti.Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.