Dopo quasi novanta giorni di blackout quasi totale, l’Iran ha iniziato a riaprire parzialmente l’accesso alla rete globale. Una decisione arrivata su ordine del presidente Masoud Pezeshkian, secondo quanto riportato dai media statali iraniani. Detto che la riattivazione, almeno per ora, pare essere limitata e controllata (il traffico resta molto sotto i livelli normali e la riapertura riguarda soprattutto alcune reti fisse urbane, in particolare nell’area di Teheran) la grande domanda che accompagna questa notizia è una soltanto: perché ora?
Secondo diversi analisti, questa scelta è una decisone tattica del regime, spinta da tre ragioni principali. E la prima quella più importante, è economica.
Un blackout troppo costoso
Il blackout stava diventando troppo costoso anche per il sistema iraniano. I danni stavano diventando via via più pesanti per il commercio digitale, i pagamenti, i freelance e le piccole imprese. Tanto che nelle ultime settimane Teheran aveva già iniziato ad allentare alcune restrizioni per le aziende attraverso programmi di accesso limitato chiamati “Internet Pro”, proprio per evitare il collasso di alcuni settori produttivi.
C’è anche qualche stima su questi danni, e una l’ha pubblicata The Guardian, che parla apertamente di perdite di almeno 6 milioni di dollari al giorno, e relativi timori interni legati a disoccupazione e instabilità economica. Ergo: nessuno può staccare la Rete per così tanto tempo, nel 2026.










