Roma, 24 mag. (askanews) – Sull’adesione definitiva al fondo SAFE, come Europa Building aveva scritto la settimana scorsa, a pochi giorni dalla scadenza, fissata a fine mese, Giorgia Meloni è in forte imbarazzo, con un centrodestra che ha diverse linee politiche sfociate, questa settimana, in un “incidente” parlamentare politicamente sanguinoso per la presidente del Consiglio.
Come avevamo raccontato, il ministro della Difesa Guido Crosetto (Fdi) spinge per concludere il prestito (che per l’Italia è di 14,9 miliardi) dedicato al programma di riarmo e sicurezza, ma la decisione dipende dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che tiene i cordoni della borsa. E Giorgetti, oltre che strenuo difensore dei conti pubblici, è anche un leghista, seppur atipico, e il suo leader Matteo Salvini conduce invece una battaglia contro le spese militari. Dunque, al momento, alle sollecitazioni di Crosetto, comprese due lettere, il titolare del Mef non ha risposto.
Il SAFE è “assolutamente indispensabile” ha ribadito Crosetto il 20 maggio al question time. Però, non ha potuto far altro che ammettere, “restano demandate alle competenti valutazioni del Ministero dell’Economia e delle finanze le ulteriori determinazioni di carattere finanziario e attuative che concernono le modalità di adesione a tale strumento”. Però, ha precisato, “la chiave di lettura non può essere la contrapposizione tra spese per energia e difesa, ma il fatto che oggi la sicurezza e la difesa nazionale deve essere considerata in maniera più ampia e integrata, includendo anche la resilienza energetica, quella delle infrastrutture critiche e la capacità di risposta del sistema paese nel suo complesso”.











