La Commissione vuole chiarezza dal governo Meloni sulla richiesta di prestiti Safe per progetti sulla difesa. Crosetto preme ma alza le mani: «Deciderà il Mef»

L’Italia ha ancora un mese di tempo per decidere se avvalersi dei prestiti del programma Safe per le spese per la difesa. Poi quei fondi «prenotati» nei mesi scorsi da Roma saranno svincolati e redistribuiti tra gli altri Paesi Ue interessati. Lo ha detto all’Ansa un’alta fonte europea vicina al dossier, alzando il pressing sul governo Meloni. «A breve servirà chiarezza», è il senso del messaggio che filtra dalla Commissione Ue. Mentre l’Italia rimugina sulla possibile richiesta di quei prestiti – e per quale ammontare – l’esecutivo Ue sta infatti procedendo spedita con le firme dei vari progetti esecutivi, così da erogare presto i finanziamenti ai 18 Paesi che hanno già aderito a Safe, e sta negoziando la possibile partecipazione al programma dell’Ungheria, dopo l’arrivo al governo di Peter Magyar e lo scongelamento dei rapporti tra Budapest e Bruxelles. Di qui l’ultimatum a Roma perché sciolga la riserva entro fine luglio.

I prestiti Ue prenotati e i ripensamenti di Meloni

Alla fine del 2025 l’Italia aveva espresso il suo interesse a ricevere prestiti Ue del programma Safe per 14,9 miliardi. In primavera però si sarebbe dovuti passare dalle parole ai fatti, formalizzando la richiesta e negoziando il contratto con la Commissione su progetti esecutivi per appalti congiunti con altri Paesi europei. E a quel punto Giorgia Meloni ha cambiato linea, rinunciando a formalizzare la richiesta entro la deadline “tendenziale” del 31 maggio. Un segnale all’Ue nelle settimane del bracco di ferro con la Commissione e i partner europei sulle spese per l’energia. Dal governo è trapelata l’ipotesi di dare una sforbiciata alla richiesta finanziaria, richiedendo circa 5 dei quasi 15 miliardi inizialmente previsti. Il ministro della Difesa Guido Crosetto non l’ha presa bene e lo ha fatto sapere a più riprese, e alla fine la decisione formale dell’Italia ancora non è arrivata. Anche perché di mezzo c’è il ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti che vuole vederci chiaro su costi e margini di manovra finanziaria per i prossimi anni. Ora però l’Ue esce allo scoperto, seppure per il tramite di anonime «fonti di alto livello», alzando pressione sul governo.