Passata la scadenza del 31 maggio, l'Italia stringe i tempi per i fondi UE sulla difesa. Obiettivo: presentarsi al vertice Nato di Ankara con impegni chiari.
Il governo Meloni punta a superare i 5 miliardi di euro di prestiti europei Safe per finanziare le spese militari italiane. Sfumata la scadenza del 31 maggio senza una firma definitiva sul pacchetto UE a tasso agevolato per la difesa, nel governo si lavora a due tavoli paralleli: da un lato quello, ancora non definito in tutti i passaggi, per l’elasticità da parte dell’Ue su maggior debito in materia di energia; dall’altro quello – soprattutto tra Difesa e resto della maggioranza a cominciare dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro Giancarlo Giorgetti – perché i progetti legati a Safe vengano mantenuti o riprogrammati. Se non tutti, quasi
Anche se la premier ha recentemente detto più volte che, sebbene ritenga importanti le spese in difesa, non può indebitarsi sulle armi senza fare lo stesso in energia, a quanto apprende Open da fonti vicine al dossier, è in atto una trattativa sotto traccia per arrivare ad una cifra di impegni economici in armi che, pur non arrivando ai 14.9 previsti inizialmente, superi quel numero – 5 – che aveva irrigidito il ministro Guido Crosetto.







