Una corsa contro il tempo. Roma-Bruxelles e ritorno. Il governo tratta sulla spesa militare ed energetica con l'Ue. Oggi scadono ufficialmente i termini per attivare i fondi del prestito Safe. Una torta da quasi 15 miliardi di euro per il riarmo italiano di cui l'Italia chiederà solo una piccola parte: circa un terzo, poco più di 5 miliardi, stando alle ultime indiscrezioni. Giorgia Meloni l'ha messo agli atti: la priorità va data ai rincari energetici. Ma in questa partita a scacchi con gli Stati membri e le istituzioni europee è difficile distinguere i campi di gioco. La scadenza per attivare Safe, confidano a Palazzo Chigi, è una data scritta sulla sabbia: si può spostare, di un po'. Tempo utile a trattare con la Commissione europea per chiedere flessibilità sui conti per la spesa energetica, richiesta avanzata nella missiva spedita da Meloni a Ursula von der Leyen.

La lettera Di certo da Roma partirà una richiesta formale per una parte dei fondi europei da destinare alla spesa militare. Al Mef hanno già limato la lettera e salvo ripensamenti partirà questa settimana. Solo una parte dei contratti in essere della Difesa sarà finanziata, così ha deciso la premier lanciando un segnale anzitutto ai suoi elettori: prima le bollette e i rincari alla pompa, poi la spesa militare. Urge dunque fare una lista delle priorità perché il Safe, si diceva, serve a finanziare forniture già previste. E la priorità assoluta, spiegano fonti qualificate al Messaggero, sarà data alla difesa aerea del Paese. Scudi anti-droni, batterie di missili intercettori. Inclusi i famosi Samp-T, i lanciatori italo-francesi che hanno aiutato in questi anni la resistenza ucraina a schermare i cieli delle sue città dalle incursioni missilistiche russe. È il fronte dove l'emergenza si tocca con mano. L'Italia deve ammodernare e in fretta lo scudo aereo e dotarsi in particolare di dispositivi che intercettino in aria veivoli unmanned - cioè droni - capaci di sfuggire ai radar anti-missili. Il caso romeno, il drone russo che ha penetrato le difese di un Paese Nato schiantandosi contro un palazzo abitato da civili, ha suonato l'allarme anche a Roma. Ergo i pochi fondi europei che saranno opzionati dal nostro governo saranno anzitutto dirottati per rinsaldare le difese aeree del Paese. Radar, intercettori e missili terra-aria. Non basta a sentire chi, come Guido Crosetto, conosce a menadito carenze e ritardi del comparto nonché i calcoli per centrare gli obiettivi della spesa Nato concordati con Donald Trump. Meloni però vuole prima sbrogliare la matassa energetica e lo ha detto senza mezzi termini al ministro e co-fondatore di Fratelli d'Italia, in un confronto svelato dal Messaggero. Partita in salita, quella per strappare flessibilità sui conti all'Europa. Nessuno ai piani alti del governo, per dirne una, mette oggi la mano sul fuoco sul rinnovo del taglio delle accise in scadenza il 6 giugno. Ovvero: il diesel rischia di restare ben al di sopra della soglia psicologica di due euro al litro. Chi sta seguendo la trattativa con la Commissione europea si mostra cautamente ottimista. «Una qualche apertura ci sarà, stanno studiando la soluzione tecnica» confida uno sherpa. Quasi impossibile però che da Palazzo Berlaymont, sede dell'esecutivo europeo, arrivi un semaforo verde all'attivazione della clausola di salvaguardia del Patto per la spesa energetica. Fanno muro i Paesi Baltici, fa muro la Germania di Friedrich Merz. Gli aiuti a Kiev C'è ancora qualche giorno per trattare, poi Meloni scioglierà la riserva. In campo c'è il mediatore Raffaele Fitto e non a caso si tiene prudente il vicepresidente della Commissione europea: «Stiamo lavorando con spirito costruttivo per cercare di comprendere come è possibile individuare una soluzione» ha detto ieri al Festival dell'energia a Lecce. Smorzando le polemiche suscitate dalla possibile rimodulazione dei fondi europei di Coesione per destinarne una parte all'emergenza rincari: idea che ha messo sulle barricate buona parte dei governatori nelle Regioni destinatarie dei fondi. Meloni attende uno squillo da "Ursula". E intanto prepara i prossimi appuntamenti. Balla ancora il blitz a Berlino, a metà settimana, per il vertice E5 sull'Ucraina, sarà invece quasi sicuramente al summit Ue-Balcani in Montenegro venerdì prossimo. Riunioni unite da un fil rouge - il rinnovato dibattito sull'adesione dell'Ucraina al blocco europeo - che avvinghia e fa litigare il centrodestra. La premier resta netta sul sostegno alla resistenza. Si lavora dietro le quinte a un nuovo pacchetto di aiuti militari dall'Italia. Ma sull'ingresso in Ue la leader italiana tira il freno. Al Consiglio europeo di metà giugno sosterrà la proposta di avviare il primo "cluster" dei negoziati, sullo stato di diritto. Ritiene invece una forzatura in questa fase la proposta del tedesco Friedrich Merz di concedere a Zelensky una corsia preferenziale per l'accesso in Ue. Un passo alla volta.