Sfruttare la flessibilità europea su energia e difesa da qui al 2028. E l'ipotesi di coprire la spesa aggiuntiva con debito interno (bot o btp) invece di Safe. Mentre il vertice di Ankara si avvicina

Una strategia per finanziare l’aumento della spesa militare, che tenga conto delle “sensibilità” di tutta la maggioranza di governo è in costruzione. Passo dopo passo, anche per evitare nuove rotture sia in ambito Nato sia in quello europeo, Giorgia Meloni punta a mettere d’accordo i vincoli di bilancio di Giancarlo Giorgetti con le richieste di ammodernamento (che però sono funzionali al ruolo che il governo italiano punta ad avere sullo scacchiere internazionale) del comparto Difesa.

Dove trovare i soldi

E la linea a questo punto è cambiata. La priorità non è più Safe, il prestito agevolato europeo, che almeno per il 2026 andava effettivamente chiesto entro maggio. Ma utilizzare la flessibilità che l’Europa ha affiancato a quella che concede per le spese militari. Un mix, ragiona una fonte di governo con Open, è già sul tavolo: «L’Europa concede una flessibilità su energia e difesa che potremmo dividere così: quest’anno il più 0,3% va all’energia, l’anno prossimo la stessa cifra sulla difesa con l’impegno a mettere un altro 0,6% sul 2028». Il totale per il comparto difesa farebbe 6,5 miliardi. Non in uno, come ha ipotizzato l’opposizione, ma in due anni.