Rivedere l’impegno di aumentare le spese per la Difesa al 5% fino al 2035 firmato al vertice dell’Aja a giugno 2025. Questo alla luce della “situazione economica” e delle “priorità nazionali” legate alla guerra in Medio-Oriente. Il clamoroso passo indietro del governo italiano di Giorgia Meloni sulle spese militari, che non piacerà agli Stati Uniti di Donald Trump e agli alleati della Nato, è scritto nero su bianco in una mozione che la maggioranza approverà martedì pomeriggio in aula al Senato. Un dietrofront inaspettato nonostante l’esecutivo nelle ultime settimane abbia fatto capire che, almeno per il 2026, alla vigilia delle elezioni, darà la priorità alle spese per l’energia rispetto a quelle militari. Domenica Meloni ha scritto una lettera alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per chiedere la deroga del Patto di Stabilità per l’energia come per le armi.

Nella mozione firmata dai capigruppo di maggioranza al Senato Lucio Malan, Stefania Craxi, Massimiliano Romeo, Michaela Biancofiore, che Il Fatto ha letto, viene messo nero su bianco un cambio di linea: l’impegno del 5% (pari a 70 miliardi in più all’anno) va rivisto. Nel documento relativo agli effetti economici della crisi energetica, il governo inserisce un impegno, l’ultimo, che riguarda anche le spese militari: l’esecutivo si impegna a “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa”. E qui arriva l’annuncio: il governo deve fare questo “promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici”. Insomma, l’obiettivo firmato al vertice Nato su richiesta del presidente degli Statu Uniti Donald Trump del giugno 2025 va rinegoziato. Anche perchè, si legge nella mozione, l’obiettivo viene definito “irrealistico” rivendicando una “visione pragmatica”.