Non è solo un voto locale quello di oggi e domani a Messina, governata dal “masaniello” Cateno De Luca col suo movimento Sud chiama Nord, che tenta di recuperare consensi proprio dalla città da cui era partita la scalata ai piani alti del potere ma che si è arrestata per le ambizioni del suo stesso leader, che aveva puntato alto alle europee e alle suppletive di Monza fallendo il colpo. Sullo Stretto si sta giocando una partita fondamentale per le alleanze alle regionali e alle politiche del prossimo anno. Una posta in palio altissima, sullo sfondo la questione Ponte che, se è passata in secondo piano in campagna elettorale, sicuramente potrebbe avere un risvolto rilevante nelle urne.
In cinque si sfidano per la poltrona di sindaco: il centrodestra si presenta unito con l’obiettivo di riprendersi dopo 14 anni la guida della città; il centrosinistra è convinto di potersi giocare la partita. Per mettere le mani sul secondo mandato, l’ex sindaco Federico Basile s’è giocato la carta delle dimissioni per andare al voto anticipato, strategia concordata col suo deus ex machina De Luca, che non intende mollare la sua roccaforte politica e ha messo in campo ben 15 liste. Il voto anticipato ha accelerato il confronto interno nel centrodestra che già a metà febbraio ha trovato l’intesa sul candidato unitario: Marcello Scurria, avvocato amministrativista ed ex sub commissario al risanamento nel 2023, considerato espressione dell’ala di Forza Italia che fa capo al sottosegretario Matilde Siracusano, tra le papabili per il post-Schifani in regione Sicilia. Ad appoggiarlo ci sono sette liste.












