Settantuno Comuni chiamati alle urne, tre i capoluoghi di provincia. E sarà un voto destinato a pesare anche sui futuri equilibri regionali in Sicilia. Per Centrodestra e Centrosinistra sarà un test probante, così come per Sud chiama Nord, il movimento creato da Cateno De Luca, in cerca di un’ulteriore legittimazione, per dare poi l’assalto a Palazzo d’Orleans, obiettivo dichiarato del deputato regionale e sindaco di Taormina.Sotto i riflettori non può non esserci Messina, la città più grande tra quelle siciliane dove si voterà per le Amministrative di domani e del 25 maggio. In riva allo Stretto si giocano più battaglie in una. Messina è il “laboratorio deluchiano” per eccellenza, quello dove prima Sicilia Vera, e ora Sud chiama Nord, governano ormai da otto anni. Nel 2018 l’ex sindaco di Fiumedinisi e di Santa Teresa di Riva era soltanto un “outsider”, Vinse al ballottaggio contro ogni pronostico. Poi, nel 2022, con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato, si dimise per correre alle successive Regionali, dove si presentò come aspirante governatore. A candidarsi fu uno dei suoi fedelissimi, Federico Basile, che era stato revisore dei conti e poi direttore generale del Comune. E Basile superò di slancio la soglia del 40 per cento, entrando trionfalmente a Palazzo Zanca. Il copione si è ripetuto, il sindaco si è dimesso con un anno di anticipo, ma stavolta a cercare la conferma dell’elettorato messinese è lo stesso Basile. Per Sud chiama Nord è una sorta di “partita della vita”, perché vincere qui, possibilmente al primo turno e con uno scarto netto sugli avversari, darebbe ancor più forza al progetto regionale del suo leader. Azzardo calcolato? Lo si saprà lunedì.E Messina sarà un banco di prova per le coalizioni di Centrodestra e Centrosinistra. Paradossalmente è la città dove i due schieramenti hanno impostato una campagna elettorale simile, incentrata sull’attacco al sindaco e all’Amministrazione uscente. A Messina il Centrodestra si presenta unito, almeno apparentemente, a sostegno dell’avvocato Marcello Scurria, già presidente dell’Agenzia del Risanamento sotto la sindacatura di De Luca e poi subcommissario per le baraccopoli messinesi. A intestarsi la scelta di Scurria, che aveva fondato il movimento Partecipazione e che si definisce «un candidato civico, sostenuto da varie forze politiche», è stata soprattutto la sottosegretaria Matilde Siracusano. È lei che ha convinto anche gli alleati più riottosi, è lei che è entrata anche nella squadra di Scurria (designata vicesindaca), è lei che ha portato diversi ministri a Messina, durante la campagna elettorale. Il risultato sarà decisivo per i futuri rapporti tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il Centrodestra, che è sempre stato molto forte a Messina, viene da una serie di sconfitte elettorali: quelle del 2013 (quando vinse il sindaco pacifista e no Ponte Renato Accorinti), del 2018 (quando fu eletto De Luca) e del 2022 (il trionfo di Basile).Anche il Centrosinistra sa di giocarsi molto nel capoluogo dello Stretto. È stata scelta la consigliera comunale Antonella Russo come candidata sindaca, le liste in campo sono soltanto due, quella del Pd e l’altra composta dal M5S e da Controcorrente, il movimento fondato da Ismaele La Vardera, il quale, nel 2022, era con Cateno De Luca. Russo ha cavalcato i temi dei diritti civili, della sanità e del no al Ponte, ribadendo di essere «radicalmente alternativa» al Centrodestra così come al partito di Cateno De Luca. In campo scendono anche due candidati civici, l’ex ingegnere capo del Genio civile Gaetano Sciacca (che ha creato il movimento Rinascita Messina) e l’imprenditore Lillo Valvieri, titolare di un salone da barba.In provincia di Messina, le sfide più elettrizzanti, quelle che politicamente contano di più, sono sicuramente tre: Barcellona, Milazzo e Giardini Naxos. Anche questi saranno test importanti per le coalizioni rappresentate a livello nazionale e regionale e per Sud chiama Nord che punta molto sulle due candidate a sindaco, Laura Castelli (Milazzo) e Melangela Scolaro (Barcellona) e su Salvo Puccio, l’ex direttore generale del Comune di Messina in competizione nella nota località turistica della zona ionica.Nel Messinese, si torna alle urne, oltre che nel capoluogo e a Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo e Giardini Naxos, anche ad Alì Terme, Basicò, Graniti, Limina, Malfa, Malvagna, Merì, Mirto, Naso, Raccuja, San Salvatore di Fitalia, Saponara e Savoca.Come detto, i Comuni siciliani chiamati ad eleggere le proprie Amministrazioni sono 71 e gli altri due capoluoghi di provincia sono Enna e Agrigento. Di questi Comuni, 54 eleggeranno sindaci e consiglieri col sistema maggioritario, negli altri 17 (con popolazione superiore ai 15 mila abitanti) invece si voterà col proporzionale.Nell’Agrigentino, andranno al voto 9 città: oltre al capoluogo, Camastra, Cammarata, Casteltermini, Raffadali, Ribera, Sambuca di Sicilia, Siculiana, Villafranca Sicula. Nel Nisseno sono 7: Bompensiere, Mussomeli, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera, Vallelunga Pratameno, Villalba. Nove nel Catanese: Bronte, Calatabiano, Mascali, Milo, Pedara, Randazzo, San Giovanni la Punta, San Pietro Clarenza, Trecastagni. Sei nell’Ennese: oltre al capoluogo, Agira, Centuripe, Nicosia, Pietraperzia, Valguarnera Caropepe. Nel Palermitano 16: Aliminusa, Altofonte, Caltavuturo, Campofelice di Fitalia, Carini, Godrano, Gratteri, Isola delle Femmine, Lascari, Misilmeri, Polizzi Generosa, Pollina, Santa Cristina Gela, Scillato, Termini Imerese, Villabate. Un Comune solo nel Ragusano: Ispica e 3 nel Siracusano: Augusta, Floridia, Lentini. Infine, tre anche nel Trapanese: Campobello di Mazara, Gibellina, Marsala