«Tensioni pre-elettorali», le ha chiamate il presidente della Regione Renato Schifani, pochi giorni fa, parlando degli ultimi capitomboli del centrodestra. Tradotto: le liti della maggioranza sui Comuni hanno prodotto effetti anche all'Assemblea regionale, con voti segreti, abiure e tradimenti. E in effetti, le amministrative del prossimo weekend si prestano a una lettura più complessiva sugli equilibri politici generali. O, in qualche modo, fungono da post-it, da traccia per ricordarsi di odi incrociati e di incompatibilità congenite della maggioranza del centrodestra. In altri casi ancora, aprono al futuro, a quelle elezioni regionali per le quali andranno create squadre e coalizioni. E quanto sta accadendo tra Agrigento e Messina, tra Enna e Marsala, rischia di avere ricadute anche lì.
Perché se è vero che il voto amministrativo ha, spesso, un valore riferibile esclusivamente al territorio, è anche vero che queste elezioni sono ormai vicine a quelle che riguarderanno prima il capoluogo della Sicilia, poi la Regione.
E così, ad esempio, alcuni fatti iniziano a somigliare ricorrenze e, quindi, a un dato politico generale. Prendi Agrigento, l'angolo più folle del cosiddetto “laboratorio politico” che è la Sicilia. La spaccatura nel centrodestra, che potrebbe aprire la strada a Michele Sodano, candidato di Ismaele La Vardera, non è uno strappo improvviso. È, per certi versi, la cristallizzazione di quanto era avvenuto alle ultime elezioni provinciali: anche lì, un pezzo di centrodestra (Mpa e Forza Italia) era andato da una parte, il resto da un'altra. Ci sono, infatti, delle anime che difficilmente riusciranno mai a dialogare all'interno del governo Schifani. E se uomini di Lombardo e di Cuffaro (quelli che resistono alla diaspora) alla Regione possono finire per convivere, spartendosi il territorio politico-amministrativo, mai potrebbero sposare un progetto amministrativo in una zona come Agrigento, dove cuffariani e lombardiani declinati nel rito di Roberto Di Mauro si fanno la guerra da sempre. E così, Alonge con Mpa, Forza Italia, Udc e Fratelli d'Italia. Dall'altra parte, ecco rispuntare una vecchia conoscenza: l'ex assessore regionale Luigi Gentile, ripescato dalla Lega di Luca Sammartino e, appunto, dalla Dc di Cuffaro e di Carmelo Pace che a sua volta corre nella sua Ribera. Ma nel coacervo giurgintano spunta anche l'altro caso nel caso: Cateno De Luca sta proprio da quella parte, con Lega e Dc: «Mi sono infiltrato, sono il loro cavallo di Troia», ha scherzato, in realtà sottoscrivendo ancora una volta la sua volontà di recitare, fino all'ultimo minuto utile (per poi ricominciare, dal primo minuto della nuova avventura) il ruolo di battitore libero.












