Il laboratorio delle comunali mette alla prova l’asse Meloni-Salvini-Tajani: ecco come il centrodestra si divide alle amministrative, dai capoluoghi ai casi limite nei piccoli Comuni
La coalizione di centrodestra a traballa? A guardar bene la mappa delle alleanze in vista delle comunali qualche indizio ci sarebbe. E i sospetti puntano tutti verso la Lega: su 17 capoluoghi di provincia al voto, il Carroccio si sfila dall’alleanza in 4 casi, con Forza Italia più disciplinata, che storce il naso solo a Fermo. Ma è nei Comuni più piccoli che si sfidano le leggi della fisica politica e si osservano le alleanze più ardite.
L’AUTONOMIA DELLA LEGA: DOVE SI SFILA DAL CENTRODESTRA
Il principale attore della scomposizione locale è la Lega. A Chieti si consuma la frattura più evidente: la coalizione si era già divisa nel 2020, quando Forza Italia ruppe lo schieramento per sostenere il medico Bruno Di Iorio insieme all’allora consigliere comunale di Italia Viva Alessandro Marzoli, provocando la sconfitta al ballottaggio del candidato unitario Fabrizio Di Stefano contro l’attuale sindaco di centrosinistra Diego Ferrara. In questa tornata, la Lega ha rifiutato candidati civici o condizioni imposte dall’alto e ha schierato Mario Colantonio, ex assessore comunale e funzionario tecnico per la Provincia di Chieti, sostenuto anche dall’Udc Di contro, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati sostengono l’avvocato Cristiano Sicari, già presidente del consiglio di amministrazione della Deputazione Teatrale Teatro Marrucino. Una divisione che rischia di favorire il candidato del centrosinistra unito Giovanni Legnini, avvocato con una lunga carriera politica come sottosegretario di Stato, ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed ex commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma.








