Regionali, le partite interne alle coalizioni. Gli obiettivi di Meloni, Schlein, Conte e Salvini
FdI punta a consolidare il primato a destra (anche per tirare la volata al referendum). E il campo largo si gioca la sopravvivenza in Campania
domenica 23 novembre 2025 di Andrea Bulleri
Una sfida tra candidati, certo.
Alberto Stefani e Giovanni Manildo in Veneto, Roberto Fico ed Edmondo Cirielli in Campania, Antonio Decaro e Luigi Lobuono in Puglia. Ma le tre elezioni regionali di oggi (si vota fino alle 23) e domani (seggi aperti dalle 7 alle 15) saranno anche, inevitabilmente, una partita tra leader. Vuoi perché alle urne sono chiamati in totale quasi 13 milioni di cittadini, poco più di un quarto di tutti gli aventi diritto al voto in Italia. Motivo per cui queste elezioni - specie se sommate alle tornate dei mesi scorsi nelle Marche, in Calabria e in Toscana - assumono giocoforza un certo peso, nell'indicare da che parte tira il vento nel Paese. Vuoi perché la corsa regionale è a tutti gli effetti il gong d'inizio di una campagna elettorale permanente che ci accompagnerà fino al 2027. Prima, il prossimo marzo, con il referendum sulla Giustizia. Poi, un anno dopo, il voto delle Politiche. Più che un semplice voto amministrativo, insomma, quasi un'elezione di mid-term.













