Emma Dante è una regista di valore che dà il meglio di sé nel registro tragico.

La sua messa in scena di Medea è una bellissima rivisitazione del testo di Euripide. La dimensione tragica è ugualmente potente in almeno altri tre suoi lavori non ispirati a poeti tragici: mPalermu, Vita mia e Via Castellana Bandiera (i due primi sono opere teatrali disponibili in video, il terzo è un’opera cinematografica presentata al Festival diVenezia). Sono lavori incentrati sul lutto e ne risaltano l’importanza nella riparazione del tessuto lacerato della nostra relazione con gli altri e con il mondo, la questione che sottende l’intera tragedia classica.

In mPalermu un gruppo famigliare composto da una nonna, una zia, due figli e una figlia resta fermo sulla soglia della casa senza decidersi di superarla. L’assenza della coppia genitoriale rompe il legame tra il passato e il futuro e sospende il traffico con la vita nel presente. In Vita mia va in scena il lutto di una madre per il figlio morto in un incidente, perdita che già accaduta è ripercorsa (attraverso uno srotolarsi di nuovo del tempo dall’indietro), restando alla fine ferma tra un dolore indicibile e la frenesia maniacale del suo diniego. In Via Castellana Bandiera un’anziana e una giovane (che sta tornando da una visita alla tomba di sua madre) restano testardamente impigliate in un conflitto di precedenza in una via a senso unico mentre il tramonto diventa notte. Finché la donna anziana non muore.