La regista porta in scena “il dramma delle antitesi”. Dirige l’orchestra il padre Riccardo: “È lui che mi ha insegnato ad amare e rispettare Verdi e il suo mondo”

di Guido Andruetto

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Il sangue e la colpa dilagano come fiumi in piena, spalancando voragini sull’avidità del male e il furore della coscienza. Se c’è un colore che rappresenta Macbeth, melodramma di Giuseppe Verdi dalla tragedia di Shakespeare, è il rosso più oscuro. Il Maestro Riccardo Muti torna al Teatro Regio di Torino (dal 24 febbraio al 7 marzo) sul podio dell’orchestra e del coro per dirigere uno dei titoli verdiani che più hanno segnato la sua carriera. L’allestimento è firmato dalla figlia Chiara Muti, acclamata regista d’opera e teatro, con un cast di prim’ordine: il grande baritono Luca Micheletti (Macbeth), Lidia Fridman (Lady Macbeth), Maharram Huseynov (Banco) e Giovanni Sala (Macduff).

In bilico tra vita e morte, luce e ombra, “questo è il dramma dell’antitesi”, spiega Chiara Muti, “in scena assistiamo a un capovolgimento dei valori. Sotto i nostri occhi, l’eroe della storia, da positivo, diventa negativo. Sceglie il male, mascherandolo per un bene. Un re da difendere si trasforma in un ostacolo da sormontare. Ecco la straordinaria lezione che racchiude il testo di Shakespeare, in cui le streghe ci prendono per mano all’inizio del dramma, sussurrando una frase che custodisce la chiave di lettura: “Bello è il brutto e brutto il bello”. Per sostenere emotivamente le conseguenze dei propri atti, bisogna giustificarne le scelte. Quindi il male diventa un bene e il bene un male. Le streghe, sulla soglia del baratro, aprono a chi le sollecita le porte dell’oscurità. Macbeth non le incontra, le genera. Sono l’indicibile materia grigia del suo inconscio confuso, avvelenato da una febbre d’onnipotenza”.