Il Verdi che non t’aspetti: «Desidero che gli artisti servano meglio il poeta che il Maestro». Il testo che scavalca il suono. Altro che Prima la musica e poi le parole, per citare Salieri. Nel suo Macbeth il Cigno di Busseto vuole l’esatto opposto. Non solo, chiede l’impossibile: «voce repressa», «suono muto», «senza voce». Per i direttori d’orchestra e i cantanti son grattacapi. Nel 1847 il compositore che sta per dare vita alla trilogia popolare (Rigoletto, Il trovatore, La traviata) non è impazzito: la Prima al Teatro della Pergola di Firenze è un trionfo clamoroso da 27 standing ovation. «Supera il Belcanto, preannuncia l’espressionismo e anticipa quello che Arnold Schönberg avrebbe definito Sprechgesang, ovvero il “canto parlato”», spiegava il Maestro Riccardo Muti in una delle lezioni-concerto di un’edizione dell’Italian Opera Academy di qualche anno fa. Martedì la leggendaria bacchetta tornerà a dirigere il capolavoro verdiano al Teatro Regio di Torino con un cast che ha definito «fantastico» e nel quale brillano Luca Micheletti (Macbeth) e Lidia Fridman (Lady Macbeth). Mentre la regia è nelle mani di Chiara Muti, che oggi regala al videopodcast Non sparate sul pianista un’anticipazione delle sue scelte, meditate in oltre due anni di lavoro.