Un’attivista italiana della Global Sumud Flotilla, Martina Comparelli, ha denunciato di essere stata molestata dopo aver chiesto un medico all’interno della prigione israeliana dove è stata rinchiusa insieme ad altri attivisti, tutti sequestrati dall’Idf dopo che le loro imbarcazioni erano state fermate in acque internazionali. Le violenze erano però iniziate fin dall’abbordaggio.
Il racconto di Martina Comparelli
Le violenze fin dall'abbordaggio
Il dettaglio dell'uniforme da prigioniero per bambini
Il racconto di Martina ComparelliIn un’intervista al quotidiano La Repubblica, Martina Comparelli, attivista italiana che ha partecipato alla Global Sumud Flotilla, ha raccontato di essere stata vittima di molestie nella prigione israeliana in cui è stata rinchiusa con altre attiviste.Comparelli, che ha 33 anni ed è stata portavoce di Fridays for Future in Italia, ha detto di aver chiesto un medico per avere alcune medicine che è obbligata a prendere per alcuni problemi di salute.ANSAAttivisti della Flotilla ammassati al porto di Ashnod“La sospensione improvvisa di queste medicine può causare problemi anche gravi. Ho chiesto di vedere un medico, ma invece di essere visitata, sono stata molestata e fotografata” ha raccontato.Le violenze fin dall’abbordaggioComparelli ha però anche spiegato che le violenze da parte dei soldati israeliani erano iniziate ben prima dell’arrivo in prigione. Le prevaricazioni erano infatti cominciate dall’abbordaggio dell’imbarcazione della Flotilla su cui viaggiava, avvenuto in acque internazionali.“Tutta la situazione, dall’abbordaggio a quando vieni trasferita sulla nave prigione, dall’arrivo ad Ashdod al carcere, dove personalmente ho subito la molestia più grave, è di una violenza inutile, estrema e ingiustificata” ha raccontato l’attivista.











