Secondo gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, gli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti da Israele hanno subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche, avvenuta nei giorni scorsi in acque internazionali, sia durante il trasferimento verso il porto di Ashdod, che si trova in Israele fra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Adalah lo ha raccontato mercoledì sera (il 20 maggio), dopo che i suoi avvocati hanno incontrato gli attivisti detenuti, tra cui ci sono anche 29 italiani. Nel pomeriggio era già circolato il video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha preteso delle scuse da parte di Israele.

Secondo la ong, che da anni denuncia le violenze sui palestinesi nei territori occupati da Israele, «dozzine» di attivisti incontrati potrebbero avere delle costole rotte a causa dei pestaggi subiti, e avevano difficoltà a respirare. Gli avvocati hanno raccolto varie testimonianze secondo cui contro gli attivisti sarebbero stati usati taser, le pistole a impulsi elettrici, e dicono di aver trovato sui loro corpi ferite dovute all’impatto di «proiettili di gomma» sparati dalla marina israeliana durante l’intercettazione delle barche, avvenuta martedì a nord dell’Egitto. Finora non è stato accertato che tipo di proiettili siano stati usati. Tre persone sono state portate in ospedale una volta arrivate in Israele, e poi sono state dimesse.