Il governo proroga il taglio delle accise sui carburanti, ma in misura dimezzata rispetto alle settimane precedenti. Risultato: beneficio limitato alla pompa, associazioni consumatori sul piede di guerra e un costo comunque significativo per i conti pubblici: la misura approvata venerdì sera, valida dal 23 maggio al 6 giugno, costa circa 134 milioni per appena due settimane. Da sommare ai 2 miliardi mobilitati finora per far fronte alla crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran. Soldi che paradossalmente sostengono i consumi in una fase di scarsità dell’offerta che richiederebbe, al contrario, interventi per ridurre la domanda. Per non dire che lo sconto, come ammesso pure dal titolare del Mimit Adolfo Urso, finisce per favorire soprattutto chi acquista più carburante perché possiede auto di grossa cilindrata, cioè le fasce di reddito più alte.

Al conto vanno poi aggiunti i 200 milioni in più a titolo di crediti d’imposta per autotrasporto, i 40 milioni di “compensazione dei maggiori oneri” sostenuti dagli agricoltori per comprare fertilizzanti, i 60 milioni di bonus carburante destinato sempre al mondo agricolo, gli ulteriori 100 milioni concessi all’ex Ilva e gli 80 milioni aggiuntivi destinati al trasporto pubblico locale. Per un totale di oltre 600 milioni.