Passerà la nottata del caro-carburanti e pioveranno i miliardi da Bruxelles. Con questo spirito il consiglio dei ministri ieri ha varato il quarto decreto che taglia le accise sul gasolio e sulla benzina per le prossime due settimane, fino al 6 giugno. Rispetto all’ultima proroga del 2 maggio il taglio sulle tasse del gasolio rimaneresta a 20 centesimi, sulla benzina a 5. Il costo della nuova misura è stato quantificato in 400 milioni di euro. Saranno trovati dall’extragettito dell’Iva incassato dall’aumento dei carburanti nelle ultime settimane, dalle multe dell’Antitrust e da altri tagli. Il grosso della spesa (200 milioni) sarà aggiunta ad altri fondi previsti nei precedenti decreti (100 milioni) e andrà ai camionisti che hanno sospeso lo sciopero già annunciato (vedi articolo in pagina).
PER CAPIRE LA LOGICA seguita dal governo nel varo del decreto dobbiamo riprendere in mano il rapporto sulle stime economiche presentato dalla Commissione Ue a Bruxelles l’altro ieri. Si legge che, fino al 4 maggio scorso, i governi europei avevano speso 14,5 miliardi di euro. lo 0,07% del Pil dell’Unione, per rallentare l’aumento dei prezzi dell’energia, aiutare famiglie e imprese, e mettere una toppa ai guai provocati dalla guerra di Trump e del complice Netanyahu contro l’Iran. Se la crisi si prolungasse, e le misure fossero prorogate fino a fine anno, si arriverebbe a spendere 38,6 miliardi di euro (lo 0,2% del pil). Tre quarti dei sostegni sono stati già spesi in modo non mirato, ad esempio attraverso tagli alle accise o ad altre imposte indirette sui carburanti. Il restante quarto sembra essere stato mirato verso gli aiuti alle famiglie a basso reddito o ai sussidi per il settore dei trasporti. La cosiddetta regola delle tre T recitata dalla Commissione Europa – misure «Temporary, Targeted, Tailored» – è sistematicamente violata. Questo accade in tutta Europa, non solo con il governo Meloni. Ma è solo l’Italia che, vista la condizione dei conti pubblici, ha chiesto con forza una deroga al patto di stabilità per continuare a dare sussidi a pioggia che di per sé producono sempre magri risultati. Ma servono a tenere sotto controllo l’allarme sociale.














