VENEZIA - Sarà tutto sul concetto di «urgenza», con cui Simico giustificò l’affidamento diretto della commessa a Graffer, il confronto tra accusa e difese nell’inchiesta della Procura di Belluno sulla cabinovia Apollonio-Socrepes a Cortina d’Ampezzo. Un fascicolo da cui i tre indagati contano di uscire al più presto, primo fra tutti l’amministratore delegato Fabio Massimo Saldini, che per la natura “politica” del suo incarico professionale (è stato nominato dal Governo anche commissario straordinario per le opere olimpiche) è inevitabilmente più esposto alle polemiche rispetto alla responsabile unica del progetto Valeria Cepi e al legale rappresentante dell’azienda costruttrice Angelo Redaelli. «Sono dispiaciuto ma combatto»: per questo l’architetto ha ottenuto di essere sentito dal procuratore Massimo De Bortoli già verso la fine della prossima settimana e l’avvocato Maurizio Paniz ha sollecitato l’esecuzione delle copie forensi dei dispositivi elettronici prelevati durante la perquisizione della Polizia.
IL SOSPETTO Dentro a telefoni, computer e tablet di Saldini, Cepi e Redaelli, gli investigatori immaginano di poter trovare i riscontri all’ipotesi di turbata libertà della gara di appalto. Il sospetto degli inquirenti è che le procedure seguite siano state apparentemente corrette nella forma, ma comunque collusive se non addirittura fraudolente nella sostanza. Pare dunque di capire che non vengano ritenute credibili le «ragioni di estrema urgenza derivanti da eventi imprevedibili dal committente», citate da Simico nella documentazione dell’affidamento, come giustificazione per l’aggiudicazione diretta a Graffer «in esito a procedura aperta andata deserta». Al momento, infatti, la Procura ritiene che il pubblico e il privato avessero «la consapevolezza che i tempi a disposizione non sarebbero stati compatibili con la messa in funzione dell’impianto entro l’inizio dei Giochi Olimpici». LA BATTAGLIA Ma è proprio su questo punto che sarà battaglia. In particolare la difesa di Saldini potrebbe puntare sul fatto che tante opere di Milano Cortina 2026 sono state realizzate malgrado l’incertezza sul rispetto del cronoprogramma, senza però che questo abbia implicato il minimo dubbio sulla regolarità delle relative procedure. Da questo punto di vista, la tesi difensiva è che la via degli affidamenti diretti sia stata imboccata nel rispetto del Codice degli appalti, una volta esperite infruttuosamente le gare aperte, come accaduto con Graffer anche per un impianto a fune di Bormio. Ad ogni modo l’avvocato Paniz ribadisce di non voler attendere la cosiddetta “discovery”, cioè la lettura degli atti, una volta che saranno messe a disposizione dall’ufficio del pubblico ministero: «Siamo assolutamente tranquilli sulla trasparenza di Saldini, uomo di specchiata onestà che ha sempre agito nel pieno rispetto delle regole. È molto amareggiato nel momento in cui ha ricevuto un avviso di garanzia, come lo sarebbe chiunque che sa di aver agito correttamente. Ho già chiesto al procuratore De Bortoli che Saldini si presenti spontaneamente senza nemmeno aver guardato le carte per fornire tutti i chiarimenti che servono. Questo avverrà la prossima settimana». Per ora Cepi è assistita da un difensore d’ufficio, in attesa di conferire un mandato fiduciario. Per conto di Redaelli, invece, l’avvocato Benedetto Maria Bonomo ripete a sua volta: «Noi siamo assolutamente convinti di essere nel giusto, spero che quel fascicolo venga chiuso presto. È accaduto spesso che si parta in pompa magna con inchieste clamorose, che sempre partono o per denunce anonime di parti che solitamente hanno perso l’appalto o per motivi politici. Danno fastidio queste società piccole». In questo caso il procuratore De Bortoli non ha ritenuto di svelare la genesi dell’inchiesta. Di sicuro la deputata Luana Zanella (Alleanza Verdi Sinistra) aveva presentato diversi esposti alle Procure della Repubblica e della Corte dei Conti, oltre che all’Autorità nazionale anticorruzione, pure per i profili riguardanti il rischio idrogeologico. Su questo fronte, intanto, è stato presentato al Tar del Lazio il nuovo ricorso di un residente, indirizzato anche alla Regione e al Comune di Cortina.














